I sindacati denunciano un metodo irrealistico: rossetti o mascara sarebbero stati occultati in confezioni chiuse o tra scatole più grandi, rendendo quasi impossibile notarli durante la scansione e mettendo i dipendenti in una condizione artificiosa di errore. Il test rientra nella pratica del "mystery shopping”, lecita se finalizzata alla valutazione del servizio, ma potenzialmente problematica quando diventa un controllo indiretto sulla prestazione dei lavoratori. Lo Statuto dei lavoratori consente infatti controlli occulti solo per proteggere il patrimonio aziendale, non per monitorare produttività o diligenza. Il caso in questione si colloca in una zona grigia: se un investigatore fosse incaricato di verificare un sospetto concreto di furto, il controllo sarebbe legittimo; ma nascondere volontariamente oggetti per "mettere alla prova” un dipendente trasforma l’ispettore in un agente provocatore, rendendo la procedura potenzialmente illegittima, perché non parte da un sospetto fondato, ma crea artificialmente la circostanza da sanzionare. Se la prova risultasse irregolare, non potrebbe essere utilizzata per giustificare un licenziamento. Se invece fosse ritenuta valida, il giudice dovrebbe comunque valutarne la proporzionalità, tenendo conto della minima entità degli oggetti nascosti, delle condizioni di lavoro (ritmi elevati, richieste di rapidità alle casse) e di eventuali precedenti disciplinari dei dipendenti coinvolti.
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